• Categorie

Cascina Il Faggio: “La nostra idea di turismo, lento e lontano dalle folle"

Tanti progetti per il futuro dopo settimane di lavori passati "a migliorare un posto che vogliamo condividere"

  • condividi su:
A Cascina Il Faggio è tempo di ripartire, anche se, in verità, qui le attività non si sono mai fermate. In queste settimane Luca Fava D’Alberto e Olivia hanno lavorato per rispondere alla natura che chiamava e per dedicarsi a tutti i progetti messi da parte per mancanza di tempo.
Il Faggio è un agriturismo giovane e dinamico a Mosso (Biella) con ristorante, camere da letto e una bottega concepita un po’ come i mercati di una volta, quando la spesa si faceva con calma, scegliendo le verdure e chiacchierando. In più qui c’è il paesaggio naturale, bellissimo e rilassante.
I 4 ettari di podere ospitano 300 piante di mele di antiche varietà biellesi e un centinaio di peri, castagni secolari, piccoli frutti (700 mirtilli, 1000 fragole, lamponi e more), 1000 metri di serre coperte e 2000 all’aria aperta e 2000 piantine di lavanda per produrre olio essenziale puro di alta qualità. 


Nell'intervista Luca ci racconta di queste settimane e dei progetti futuri che, oltre alla riapertura, contano anche nuove iniziative legate a un turismo lento e lontano dalle folle.

Come avete trascorso la fase 1 della quarantena?
 
"Inizialmente c’è stata molta apprensione, perché non si capiva la gravità della situazione. Noi abbiamo chiuso tutto l’8 marzo, prima del decreto.
Poi abbiamo staccato completamente la spina e ci siamo concentrati sul lavoro manuale. Era dall’apertura, nel 2013, che non ci capitava un periodo di riposo così lungo, senza interruzioni (mail, telefonate, incontri, riunioni, visite, preventivi). Ce lo siamo anche un po’ goduto questo tempo”.



A cosa vi siete dedicati?
  
“Abbiamo fatto diversi lavori con quello che avevamo in casa, utilizzando vecchi  cumuli di materiale per costruire pollai, sentieri, pedane... Come avevamo scritto al momento della chiusura: siamo stati a casa ma non siamo stati fermi”. 

Cosa vi è mancato di più in questi 40 giorni?
 
“Quando si lavora il tempo passa rapidamente: Pasqua è stato il viatico. E’ stato molto bello trascorrerla con i bimbi, dedicando loro il tempo che meriterebbero, soprattutto nei giorni di festa, giorni che, invece, sono quelli in cui noi solitamente lavoriamo di più. Durante le festività e questo periodo di silenzio abbiamo capito che tutti i lavori che stavamo facendo non li facevamo per noi stessi, ma per migliorare un posto che vogliamo condividere con gli altri. Quindi da Pasquetta in avanti abbiamo iniziato a concentrarci sul futuro, a pensare all’estate, alle collaborazioni e alle novità”. 

Parla di collaborazioni, a quali state pensando?
 
“In questo periodo è mancato il confronto, il turismo per noi è un gioco di squadra, nei momenti  difficili bisogna tirare fuori tutte le energie. Facciamo parte di un Consorzio con ottime intenzioni, ma spesso si aspetta sempre che sia qualcun altro a fare la mossa e a prendersi responsabilità. Ora più che mai ognuno deve fare la sua piccola parte per mostrare che dietro il nostro territorio c’è una località turistica che è in grado di soddisfare quei canoni di sicurezza, affidabilità e tranquillità che le persone cercheranno al termine di questa crisi”. 

Siete preoccupati per la riapertura?
 
“Alcune cose ci spaventano, altre sappiamo che saranno un nostro cavallo di battaglia. Per riaprire al pubblico sarà inderogabile garantire la sicurezza di tutti, confidiamo che vengano emanate normative chiare e univoche. Per il resto i dati parlano a nostro favore. Dal lato agricolo le famiglie hanno capito l’importanza dell’autosufficienza del territorio, accogliendo positivamente la nostra proposta di consegna di cassette alimentari a domicilio. Per la parte turistica le nostre 7 camere ci pongono in un contesto più controllabile e sicuro rispetto ai grandi villaggi turistici o agli alberghi affollati. Il nostro ristorante sulla carta può ospitare 60 coperti, ma generalmente ne facciamo 15-20, quindi non ci manca spazio per tenere i tavoli a distanza di sicurezza, se non ancora di più”.
  • Mappa

Vuoi saperne di più?