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LE PIANTE dell'Oasi Zegna - Hepatica nobilis, delicato miracolo di primavera

E' il primo tra gli anemoni a fiorire. Annuncia la bella stagione con la sua vasta gamma di blu che le hanno valso il soprannome di fata azzurra dei boschi

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di Alessandro Mesini, esperto del verde

Che la primavera sia una realtà e non più solo un sogno lo conferma la fata azzurra dei boschi. Prima degli altri anemoni primaverili fiorisce sul tappeto di foglie ancora indecomposte che ci ha lasciato in eredità l’inverno, lungo gli argini rivestiti di muschio, in luoghi ombreggiati che la crescita delle foglie sugli alberi renderà quasi bui, di preferenza dove il terreno è raggiunto solo dal sole del mattino. 


E’ come un piccolo delicato miracolo, anche se in realtà si tratta di una pianta resistente, quasi tenace. Dopo la fioritura si riduce ad un semplice ciuffo di foglie e per il resto dell’anno scompare ai nostri occhi che altre meraviglie del bosco catturano. Copre una vasta gamma di toni di colore dal blu intenso all’azzurro chiarissimo. La variabilità del colore è con un carattere legato al corredo genetico estremamente disforme nelle popolazioni selvatiche, e, in parte all’età del fiore. Quando si richiude rivela come la pagina inferiore dei petali sia di un delicato color canna da zucchero. La corolla è composta da un numero di petali variabile da sei a nove, ma al centro, in tutti, troviamo un ciuffo di antere chiare che spiccano evidenti creando un luminoso contrasto. 

Anemone hepatica, come era chiamato un tempo, è oggi classificato in un genere a parte, ma sempre all’interno della famiglia delle Ranuncolaceae, sotto il nome di Hepatica nobilis. Fiori e foglie si originano direttamente dal rizoma, bruno, obliquo e fusiforme, è il fusto sotterraneo da cui si dipartono anche le radici. 

Le foglie hanno lunghi piccioli, sono formate da tre lobi a margine intero. La forma gli valse il nome di Erba Trinità e la ritroviamo in dipinti religiosi a ricordare questo dogma del Cristianesimo. Al tatto si rivelano consistenti ed hanno un colore verde intenso e lucido con bande più chiare e marginatura scura. La lamina inferiore è di un colore violaceo che ricorda quello del fegato, da cui il nome “hepatica”, al quale, per la tradizione medievale di corrispondenza fra organo e forma della pianta, avrebbe dovuto portare giovamenti. Sono persistenti, restano verdi anche durante l’inverno, e quelle nuove compaiono spesso solo dopo la fioritura. L’altezza della pianta è molto variabile e va da cinque a quindici centimetri di altezza. 

Utilizzata come pianta medicinale necessita di grandi attenzioni e approfondite conoscenze e per questa ragione è classificata fra le velenose. Nella realtà gli alcaloidi tossici perdono con l’essiccazione delle foglie la loro pericolosità. 

E’ facile incontrarla fino a 1000 metri di quota, in terreni umidi, organici, preferibilmente calcarei nei boschi della Prealpi e delle Alpi, ma anche sugli Appennini, dove forma anche colonie molto vaste.

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