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Il Bosco di Marzo

Primule e campanellini annunciano la primavera in un paesaggio ancora sospeso tra inverno e rinascita.

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A cura di Alessandro Mesini

Il bosco di marzo percorso dal fremito del cambiamento sembra non sapere ancora quale sia il suo destino. È a un passo dal concretizzare il desiderio della nuova stagione quando le giornate sono calde e soleggiate e l’aria resta fredda solo se il vento diventa quel respiro teso che ci ricorda quanta umidità ancora si annida nell’ombra. Torna a riavvolgere il nastro del tempo nelle giornate piovose dove le foglie sembrano cadute da poco e la nebbia lo rende spettrale. E’ una piacevole scoperta di colori quando a distanza di pochi giorni, nel ripetere i soliti percorsi, realizziamo che nuovi fiori si sono aggiunti alla lista delle specie già sbocciate. Diviene certezza che non si può tornare indietro quando, anche a dispetto di un gelido vento di origine polare, o di una nevicata imprevista, le prime foglie iniziano ad aggiungere verde sulla trama dei rami vuoti.

Fra i tanti fiori che il bosco offre nel mese di marzo è la primula la protagonista che tutti conosciamo. Nelle radure, ai margini della vegetazione, sui rivazzi ben esposti delle strade forestali vivono un grande momento di gloriaPrimula vulgaris è pianta erbacea, perenne, ha foglie spatolate che si allargano sul terreno impedendo alle altre specie di crescere, formando talvolta estese colonie.

Si riconoscono per la venatura centrale ben sviluppata e la superficie rugosa, utilizzate come pianta alimentare specie nei paesi dell’Est Europeo previa sbollentatura. I fiori sono portati da un corto peduncolo fiorale, possono formare un cespo denso o essere isolati, rinnovandosi nel tempo così che la stagione delle primule è piuttosto lunga contrariamente ad altri fiori del bosco. Gialli, con una macchia centrale più scura, o arancione, capaci di superare i due cm di diametro, hanno una corolla formata da cinque elementi. La produzione di semi e la diffusione delle piante è legata alla contemporaneità, non sempre presente ogni anno e in ogni versante, fra fioritura e presenza di insetti impollinatori, come i bombi, già entrati in attività dopola pausa invernale.

Salendo di quota fioriscono i Campanellini d’invernoLeucojium vernum,: spiccano in cespi isolati di lunghe foglie verde scuro che circondano, ponendole in risalto, le corolle bianche in forma di campanelle. Lunghe circa 2 cm, formate da tepali di colore bianco ceroso con una macchia distintiva verde o gialla sulla punta, sono in genere singole, ma lo scapo fiorale può portarne anche due o più, e ogni pianta può avere molti scapi. Le foglie sono lineari e non terminano lanceolate come quelle di molte altre bulbose, ma con la punta rotonda; sempre di colore deciso anche quando presentano un’iridescenza argentata. Sono portate erette, verso l’alto, e solo nella parte terminale si aprono a ventaglio. Veri signori del bosco, spesso confusi con i bucaneve, nelle radure quasi spoglie sembrano introdurre un elemento magico, una sorta di iconografia legata alle favole di un tempo.

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