IL BOSCO DI AGOSTO

Nel cuore dell'estate, tra luce e penombra

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A cura di Alessandro Mesini (ig: @alex.mesini)

Il bosco del mese di agosto è quello che spesso attraversiamo, e ci lasciamo alle spalle, nella nostra salita verso la parte più alta della montagna, dove la vegetazione si dirada fino a lasciare il posto alle praterie, alle pietraie, alle rocce e a tutto ciò che vi cresce abbarbicato.

Per molti è un bosco di passaggio: ombroso e quasi protettivo quando, al mattino, zaino in spalla, si sale verso la cima o semplicemente verso i sentieri d'alta quota. La sera, invece, quando torna a chiudersi sopra le nostre teste, ci racconta che la fatica di una bella giornata di cammino è ormai alle spalle. Ora appare più scuro, quasi un annuncio dell'autunno: le giornate iniziano ad accorciarsi e si affievolisce l'attesa della partenza.

È un bosco fatto di silenzi, come se, dopo il trionfo della rinascita primaverile e dell'esplosione della vegetazione, fosse già tempo di voltare pagina. La vegetazione è piena, ricca, scura, con qualche accenno di ingiallimento se le piogge sono mancate. La luce filtra dall'alto, dove le chiome non formano una volta compatta, disegnando lame luminose che fanno brillare il pulviscolo sospeso nell'aria.

È anche un bosco che, da almeno un mese, conosce una presenza costante dell'uomo, tanto che incontrare gli animali diventa più difficile. Può accadere al mattino presto, ai margini dei pascoli, dove l'erba è ancora fresca, oppure lungo i percorsi che conducono ai luoghi di abbeverata.

È proprio oltre il bosco che iniziamo a scoprire alcuni dei tesori che la montagna ci regala.

L'arnica (Arnica montana) mette radici non appena il fianco della montagna si addolcisce, fino a formare una piccola conca riparata dal vento. Le sue radici fittonanti trovano terreno anche dove sembrano esserci soltanto sassi e detriti. I suoi fiori sono grandi margherite dall'aspetto quasi disordinato, di un intenso giallo oro tendente all'arancio. I fiori tubulosi, al centro del disco, sono villosi e di grande diametro rispetto a quelli di una margherita comune, mentre quelli ligulati presentano l'apice sfrangiato.

Il fusto è semplice o poco ramificato, ma nei terreni sassosi tende a formare cespi fitti dove il terreno è più favorevole. Pianta medicinale conosciuta soprattutto per le sue proprietà contro ecchimosi, contusioni e dolori articolari, viene utilizzata attraverso l'estratto alcolico dei fiori. Fiorisce da luglio, raggiunge i 40 centimetri di altezza e i suoi capolini possono arrivare fino a 8 centimetri di diametro, ricordando, soprattutto nelle tonalità giallo-arancio, quelli della calendula.

Non raccogliete l'arnica se non avete esperienza nel suo utilizzo: non è una specie comune né forma estese colonie. Inoltre, è tutelata dalla normativa regionale, che ne disciplina raccolta e quantità consentite.


Se l'arnica è una pianta amica, l'aconito è invece una bellezza tanto affascinante quanto insidiosa. Per un lungo periodo, a seconda dell'andamento della stagione e dell'esposizione dei versanti, colora i prati con le sue spettacolari infiorescenze blu. Originario dell'Europa centrale, oggi è diffuso lungo tutte le principali catene montuose del continente.

È il fiore dei pascoli alpini, dei prati d'alta quota e delle radure del bosco. La sua presenza ci segnala che siamo entrati nel regno delle piante di montagna, dove resistere al freddo, alle intemperie e al passaggio delle mandrie non è una qualità, ma una necessità.

Per difendersi, è anche una delle piante più velenose delle nostre montagne. In passato il suo principio attivo veniva utilizzato per avvelenare le punte di frecce e lance o per preparare esche destinate a volpi, lupi, orsi e martore.

L'Aconitum napellus forma lunghe spighe di un blu così intenso da sfumare nel viola. Fiorisce da giugno e gli esemplari più alti possono raggiungere i 50 centimetri. Il fusto è eretto, solitario e leggermente angoloso, mentre il fiore, raccolto su sé stesso, ricorda un antico elmo. La superficie vellutata di petali e sepali trasmette un'impressione di straordinaria morbidezza già al solo sguardo. Le foglie, alterne e picciolate, sono di colore verde scuro e suddivise in sette-otto segmenti, a loro volta incisi in piccoli lobi.

L'aconito non deve essere raccolto, nemmeno a scopo ornamentale. L'aconitina, il potente alcaloide presente in ogni parte della pianta, può infatti essere assorbita anche attraverso il semplice contatto con la pelle o con le mucose.

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