Sanno ancora d’inverno i licheni, i muschi, le cortecce degli alberi, le foglie non decomposte, il sentore umido della terra, ma è verso la ripresa della vita che siamo maggiormente attratti. Farfara, farfaraccio e primule sono gli araldi di una primavera che incombe. La farfara, Tussilago farfara, meglio nota come Tussilagine comune, è pianta perenne, alta da 5 a 20 cm, che secondo l’esposizione e la copertura del suolo da parte del manto nevoso o dalla morsa del ghiaccio fiorisce fino ad aprile. Occupa la fascia collinare, subalpina e alpina, radicando in terreni freschi, umidi, a reazione alcalina o ricchi di calcio, ghiaioni, gole e terreni fortemente scoscesi.
I fiori, in forma di classica margherita, si formano prima della formazione delle foglie tanto che spesso non si riesce a ricostituire un legame fra i due elementi.
Le foglie basali sono cuoriformi o rotondeggianti, quelle lungo lo stelo piccole e lanceolate. Le foglie basali dopo la fioritura sviluppano una tomentosità biancastra, quasi ragnatelosa, che rende la pianta riconoscibile anche senza fiori. Il margine sinuoso è finemente seghettato. Col tempo formano piccole colonie raccolte.