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Il Bosco di Giugno

Tempo di tornare ad immergersi nel verde tra fioriture "dorate"

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A cura di Alessandro Mesini (ig: @alex.mesini)

Il bosco di giugno per una sovrapposizione di felici concomitanze è quello che per molti è il migliore. La copertura delle foglie può quasi dirsi completa, ma sono ancora fresche, in crescita, lucide, e il colore sembra non essere ancora completo. L’ombra è un piacevole contrasto con i giochi di luce che il sole crea al suolo e nell’aria dove la volta dei rami lascia spazio e non un riparo al calore imperante. L’erba è alta nei prati e al margine del bosco, ma non ancora secca e le fioriture di certo non mancano.

Dopo una lunga stagione d’assenza, per molti, ferie, vacanze, la fine delle scuole, è di nuovo il tempo di tornare ad immergersi nel verde e le prime uscite hanno il gusto della scoperta e dell’avventura. Quello che si trova è un bosco ancora tranquillo perché manca una frequentazione assidua dei sentieri ed è facile fermarsi e restare in ascolto. Un buon modo, da insegnare anche ai bambini, per scoprire quello che non si vede. L’acqua nei ruscelli, anche quelli destinati ad asciugarsi in estate e a lasciare solo un letto di sassi, ancora non manca, e danno voce al bosco insieme agli uccelli indaffarati nella ricerca di cibo per i nidiacei della prima cova. L’insistente ronzare di un insetto, un ramo che improvvisamente si spezza sotto il peso di un animale che lo ha calpestato, il tramestio tra le foglie a terra di un uccello insettivoro, come potrebbe essere un merlo.

Nel sole. Al margine della vegetazione, o dove le radure sono abbastanza ampie fioriscono le ginestre, e dove le piante hanno occupato il terreno che prima era prato o pascolo ammiriamo generose onde di giallo dorato. La ginestra dei carbonai può essere trovata in luoghi fra loro molto diversi. E’ una pianta pioniera capace di colonizzare terreni ingrati e creare una prima copertura arbustiva che potrà essere accompagnata e poi sostituita nel tempo da veri e propri alberi. Al pari di tutte le leguminose hanno la capacità di arricchire il terreno di azoto, aumentandone la fertilità e creando i presupposti per l’ingresso di altre specie. Oltrepassa i 1.300 metri d’altitudine, predilige gli incolti, i luoghi assolati, le pendici argillose delle colline, i versanti montani ben esposti, le brughiere, le scarpate rocciose. Teme la competizione con la vegetazione alta e non la troveremo mai prosperare nel fitto di un bosco.

Le foglie sono poco appariscenti e a conferire il colore alla pianta sono i rami verdi; per questa ragione la ginestra viene con facilità erroneamente classificata dagli inesperti come “sempreverde” nel periodo invernale. I fusti verdi a forma di verga hanno sezione pentagonale e invecchiando divengono cilindrici. Le foglie, nella parte basale sono piccole, con picciolo breve, e composte di tre foglioline di forma obovata, caduche. Nella parte superiore sono semplici e sessili. I fiori ermafroditi di color giallo carico sono portati isolati o a coppie. I cinque petali che costituiscono “la farfalla” si distinguono così: uno grande superiore chiamato vessillo, due laterali detti ali, e due inferiori a formare la carena. Profumati e durevoli si formano sui rami dell’anno precedente. Il frutto è un legume appiattito lungo 5-7 cm che contiene semi bruni.

Dorata è pure la fioritura della barba di becco che grazie a temperature più elevate si sta spingendo in quota. Nella media collina ha già formato i suoi grandi pappi sferici di semi alati pronti a partire portati dal vento, ma sopra i mille metri di quota fiorisce adesso. Tragopogon dubius appartiene alla famiglia delle Compositae, oggi Asteraceae, che raggruppa la maggior parte delle “margherite” conosciute. Forma un capolino con lunghi petali, tecnicamente fiori ligulati, gialli impreziosito da un particolare più scuro, color mattone, alla base. Alti, tanto da svettare sulle graminacee, o portarsi al loro livello più alto, sono spesso visitati da insetti pronubi e melliferi. Pianta biennale, il primo anno forma una rosetta di foglie basali e nel secondo anno sviluppa lo scapo fiorale in genere nudo. 

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