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Il bosco di luglio

La stagione segreta dei castagni

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A cura di Alessandro Mesini (ig: @alex.mesini)

Il bosco in quota all’inizio del mese di luglio è quello dei castagni in fiore, una meraviglia che pochi sanno cogliere perché ancora una volta le conoscenze e le esperienze del mondo naturale, quelle di tutti, si sono col tempo ridotte ad un’immagine sola, ad un aspetto saliente e non più all’intero e, soprattutto, al suo mutare di stagione in stagione.
Il castagno, ma lo stesso discorso vale anche per il noce, è una pianta che riconosciamo per il frutto, ma del resto sappiamo pochissimo.
Adesso basta alzare lo sguardo sulle chiome degli alberi quando ci avviciniamo ad un bosco ed ecco che da lontano quelle dei castagni sono cosparse di toni più chiari, verde tenero, nel mese di giugno, e poi verde dorato a luglio.

Quando tutti gli altri alberi stanno già ingrossando i frutti, i castagni fioriscono. Quelli che scorgiamo sono i fiori maschili riuniti in lunghi amenti disposti sulla parte esterna della chioma. Sarà il vento ad impollinare i fiori femminili riuniti da uno a tre in una formazione a cupola, sempre poco visibili. I fiori maschili cadranno a terra, e adesso sapremo riconoscerli in quelle strane paglie giallastre. Inizia adesso la rincorsa contro il tempo per formare all’interno dei ricci le dolci castagne prima dell’arrivo del freddo e subito dopo la mancanza delle piogge in estate.

I castagni, e le castagne, da sempre sono legati alla storia dell’uomo. È una delle piante con le quali si riesce facilmente a stabilire una sorta di legame, anche se la frequentazione è solo nell’epoca del raccolto. Il castagneto è un rifugio ombroso che nel passato era coltivato in modo da poter essere riparo e pascolo per gli armenti. Il suo legno non è solo buono da ardere, ma uno fra i più resistenti alla marcescenza. I suoi frutti hanno sfamato per secoli i popoli della montagna, prima di divenire oggi una prelibatezza. E quale albero nel nostro Paese può vantare una fama paragonabile a quella del Castagno dei Cento Cavalli?

Si tratta di una pianta eliofila, amante della luce, che richiede un’ottima esposizione al sole e terreno acido, al più neutro, profondo, sciolto e permeabile, di buona fertilità.
Non riesce a vivere e stenta fino a morire in terreni pesanti, asfittici, con ristagno o alcalini. In terreni superficiali, specie se declivi, il castagno, raggiunta una certa dimensione, si può osservare anche nei boschi, per il peso dovuto al grande sviluppo vegetativo, tende a scivolare a valle con tutta la zolla di terra inglobata dalle radici, spesso scaravoltandosi.


Nei prati e nei pascoli continua a fiorire la malva moscata, Malva moschata, la malva di montagna, dai fiori grandi ed aperti. È facile incontrarla nelle radure e ai margini dei boschi di faggio, in posizione luminosa e calda, ma con terreno sempre fresco. Spicca sul cotico erboso di graminacee non sfalciate, si accompagna ad iperico, salvie perenni, fiancheggia felceti e macchie di ginestre. Prospera in terreni ricchi di nitrati. Si spinge fino a 1.700 metri di quota.

I fiori, che in rari casi si presentano di colore bianco, hanno una corolla rosa, dalle tinte più tenui ai toni carichi, formata da cinque petali, grande, fino a 5-6 cm di diametro. Ogni petalo è percorso da sottili venature longitudinali di colore più scuro, quasi violetto. Ha forma obovata, tronca all’apice e divisa in due lobi. Al centro ben evidente compare uno stame che, quando è in contrasto di colore, fa assumere al fiore un aspetto simile a quello di un piccolo ibisco. La famiglia, per entrambe, è la stessa, quella delle Malvaceae.

I fusti sono tomentosi con peli semplici e traslucidi, e, se strofinati, con vago odore di muschio. Portati eretti, sono di sezione angolosa, alti anche oltre i 70 cm. Le foglie posizionate nella parte inferiore del cespo sono simili a quelle della malva comune, picciolate, a lamina intera, arrotondate e cordate, quelle poste nella parte alta, dove si posizionano anche i fiori, sono lacinie larghe e lineari, e spesso, ad un’osservazione frettolosa, sono le uniche ad essere individuate.


È anche il momento dei pappi, molte piante erbacee da fiore hanno concluso il loro ciclo e adesso liberano i semi elegantemente disposti in sfere perfette. Saranno dispersi, dal vento, dall’acqua e dal silenzioso lavoro di raccolta delle formiche. 

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