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Il Bosco di Ottobre

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Il bosco di ottobre è quello che attendiamo da quando l’estate ha mostrato i primi segni di cedimento: il caldo non è più così intenso, le giornate si accorciano e la mattina non solo è fresco ma la rugiada inizia a bagnare i margini del prato, anche in giardino come nei campi aperti. 

Qualcosa, forse un istinto atavico, ci suggerisce che l’autunno, non solo quello astronomico, è imminente. Già ci chiediamo se la festa dei colori sarà come quella dello scorso anno o ancora più accesa, sapendo che basteranno poche chiome colorate a dischiudere in noi lo scrigno della meraviglia e un vago sentimento di nostalgia.

Il più intenso festival di rossi, gialli, bruni, aranciati e vinati non potrà celare per un tempo infinito il ramo vuoto simbolo dell’inverno. Così ogni giorno siamo a scrutare l’orizzonte, o anche solo la vista dalla finestra, se si è fra i fortunati che possono spalancarla di fronte ad un panorama verde. 

Dapprima è solo un accenno, poco più che uno smorzarsi del verde, e poi uno ad uno l’autunno cala i suoi assi. I tigli divengono gialli e dorati, i sorbi dell’uccellatore aggiungono alle bacche foglie fra il rosso e l’arancione, le betulle virano ad un giallo leggero, i saliconi sullo stesso colore ma più carico, i ciliegi selvatici si infiammano, mentre i faggi in modo irregolare assommano un po’ tutti i colori prima di divenire di un bruno ricco e profondo un attimo prima di spogliarsi. Anche la vegetazione minore aggiunge colore: le felci si striano di ruggine, le foglie dei rovi arrivano dal rosso ai confini del viola, i funghi delle streghe compaiono improvvisi lungo il sentiero.

Solo i pini restano uguali a sé stessi, gli abeti e i rododendri. I larici, invece, in silenzio, così da passare inosservati, si spogliano.

Lo spettacolo ogni anno è diverso perché ad influenzarlo sono fattori climatici, ambientali e trofici. “Come sarà l’autunno del 2026?” si chiedono molti. E una risposta certa non esiste perché gli alberi dei nostri boschi non hanno mai vissuto un’estate come questa, lunga, addirittura lunghissima, con temperature record e precipitazioni sporadiche, spesso distribuite a macchia di leopardo. L’attesa, l’osservazione, se non quotidiana, settimana dopo settimana, potrà darci l’unica risposta valida perché modelli previsionali certi per condizioni inedite non esistono ancora. La natura insegna anche questo: pazienza ed accettazione di tempi che non possiamo imporre.

Questo è un momento prezioso per avvicinarci ad alberi e piante che fino a questo momento, perse nel tripudio del verde estivo, non avevamo considerato.

Il sorbo montano, Sorbus aria, è una presenza discreta nel bosco tanto da passare inosservato per molti mesi. Adesso sono due i segni che lo fanno scoprire. Le bacche rosse riunite in piccoli racemi, di colore vivido, che giunte a maturità cadono a terra. Sferiche, brillanti, con un diametro di circa un centimetro, quando al tatto diventano morbide sono pronte per essere assaggiate. La polpa, semolata, non ancora farinosa, ha un’aroma leggero e gradevole, unito ad una timida dolcezza che cresce masticandole.

I semi, in numero di due, sono ancora poco più che membranosi. In tempi difficili, di carestia, erano raccolte essiccate e passate al mortaio aggiunte alla farina in fase di panificazione. Oggi è cibo per gli uccelli, i piccoli e i medi mammiferi del bosco. Le foglie sono, al pari delle bacche, un altro elemento distintivo.

La pagina inferiore, verde deciso, è del tutto diversa da quella inferiore, grigio argentato. In autunno prima di cadere si arrotolano in parte rendendo evidente questo contrasto e, solo nella pagina superiore, si tingono di giallo. Cadute a terra mantengono a lungo il colore grigio argenteo che in alcune aree gli è valso il nome di “metallo”. Pianta di dimensioni contenute, alta poco più di dieci metri, spesso con più fusti raccolti in una rada ceppaia, ha chioma densa e ovale. Preferisce le posizioni ben illuminate, in boschi misti o nelle radure, in terreni declivi, anche ricchi di detriti, preferibilmente calcarei. Le foglie di forma obovata hanno robuste venature ben evidenti nella pagina inferiore. I fiori compaiono tardi nella primavera, da maggio a giugno, bianchi e numerosi, raccolti in corimbi che attirano un gran numero di insetti pronubi.



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