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Il Bosco si è svegliato, la forza vitale della natura

Il bioricercatore Marco Nieri spiega il potere degli alberi nell’Oasi Zegna

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I faggi e le betulle sono carichi di gemme. Nelle giornate di sole, ai piedi di pini e larici compare il disegno di ombre fresche e profonde. Nell’Oasi Zegna il Bosco del Sorriso si è svegliato. Ed è lì, nella parte alta della Valsessera, a ricordarci che la natura non si ferma. Ci invita a essere pazienti, ad approfittare di queste settimane di atmosfera sospesa per ritrovare un tempo più vicino ai ritmi dell’ambiente.

Più avanti, appena la situazione lo consentirà, torneremo a percorrere i sentieri del Bosco, ad abbracciare gli alberi per trarne la forza vitale. Faggi e larici sono lì che ci aspettano.     

Il contatto con il verde influenza il nostro benessere. Ora che siamo costretti a starne lontani, ce ne rendiamo conto con chiarezza. Ma che il rapporto diretto con piante e alberi influenzi il nostro umore e la nostra salute lo sostengono da anni molti studiosi. Come, ad esempio, Marco Nieri, bioricercatore ed ecodesigner, che ha sviluppato il metodo ‘Bioenergetic Landscape’ su cui è stato sviluppato il Bosco del Sorriso. 



Le sostanze aromatiche (i monoterpeni) rilasciate dal tronco e dalle foglie di faggi, larici, abeti e betulle curano malanni e riducono lo stress. Risvegliano in noi una sorta di richiamo ancestrale che ci riporta, come una specie di richiamo della foresta, a un passato antico. 

“Fin dall’antichità - spiega Nieri - le culture hanno suggerito di abbracciare gli alberi per recuperare l'energia vitale e ottenere un beneficio psicofisico. L’obiettivo del progetto sviluppato nell’Oasi Zegna è proprio quello di riaprire questo dialogo ormai dimenticato, risvegliando nelle persone la consapevolezza dell’esistenza di una reciproca interazione tra tutti gli esseri viventi”. 

Gli effetti delle piante e la loro intensità sui vari organi del corpo umano dipendono dalle specie utilizzate e dalla loro esatta collocazione. E’ la base del ‘forest bathing’, via di benessere che arriva dal Giappone e che sempre più spesso viene sposata in Occidente. L’Oasi Zegna è stata pioniera. E già dal 2015 ha tradotto questa pratica in passeggiate immersive che si sviluppano lungo tre percorsi.


“Qui gli alberi - continua Nieri - emettono campi benefici per le ovaie, prostata, cistifellea, intestino tenue, pancreas, sistemi immunitario, linfatico e nervoso. Ma hanno effetti taumaturgici anche per la tiroide, occhi, orecchie, capelli, pelle. Soggiornare in questi spazi comporta un efficace recupero dallo stress e un intenso apporto di energia vitale per l’intero organismo”.  

Serenità, armonia interiore, vitalità: sono i punti cardine attorno ai quali è stata creata l’Oasi Zegna. Per il momento ci dobbiamo accontentare di pensare ai faggi, che con le loro chiome arrotondate si susseguono a gruppi di pini e a macchie di betulle. Ma tornerà il tempo in cui potremo di nuovo abbracciarli. 

* foto di Stefano Ramella

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