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IL BOSCO DI APRILE

Quando le gemme si aprono e, più che i fiori, destinati ad una breve stagione, spiegano le foglie.

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Le foglie lungamente picciolate, raccolte in rosette basali, sono divise in tre segmenti di forma variabile dall’ovale al rotondeggiante, con margine fortemente dentato che conta fino ad undici denti per elemento. Tutta la pianta è ricoperta da una morbida tomentosità che gli conferisce un aspetto vellutato e la rende piacevole al tatto. Fiorirà fino a maggio.

Il bosco d’aprile è quello del miracolo, il miracolo del risveglio che tutti vedono ma pochi capiscono davvero. Miracolo e seme sono le parole che parlando di piante si richiamano vicendevolmente: nella storia, nella letteratura, nel sentire popolare come nella scienza. Come può qualcosa di così piccolo racchiudere tutto il segreto della vita? E da qui la meraviglia, il divenire prezioso ai nostri occhi.

Lo stesso miracolo che accade, ma non tutti se ne accorgono, quando le gemme si aprono e, più che i fiori, destinati ad una breve stagione, spiegano le foglie. Racchiuse in uno scrigno così piccolo da chiedersi come hanno fatto a crescervi dentro, seppur minute, così precise, già definite in lamina, venature e forme diverse. Si spiegano un poco alla volta come un ventaglio rimasto troppo tempo dimenticato che apriamo con cura per timore di rovinarlo. Così sottili e tenere oggi, da sembrare deboli, e già domani appese ai rami a prendere vento. La trama spoglia dei rami, partendo da valle e salendo verso la cima, si colora, timidamente all’inizio e poi con sempre maggior convinzione, di verde. Non è ancora ombra, ma il ritorno alla vita, il risveglio, è compiuto.

Le foglie dei faggi che sgusciano da gemme allungate che per tutto l’inverno a toccarle sembravano vuote sono una meraviglia a vedersi. Luminose e chiare, sottili, delicate, dai margini setosi, ben lontane da ciò che diverranno. La loro trasformazione sarà rapida e il faggio tornerà ad assumere l’aspetto del vero signore dei boschi la cui presenza è un dato di fatto lasciando alle altre specie il ruolo di cooprimari e un poco di spazio laddove ci sono radure o il taglio è recente.


Le foglie sono di forma ovoidale, ma riconducibili ad un disegno di base romboidale. Hanno margine cigliato e non si parla di incisioni o dentature. Lucide nella pagina superiore, sono opache in quella inferiore, resistenti, quasi coriacee, si piegano al vento grazie al picciolo deformando poco la lamina. Le venature evidenti nella pagina inferiore, che gli conferiscono rigidità, si notano bene nelle foglie cadute.

Al suolo, piccola, come suggerisce il nome della specie “micrantha”, cresce una Potentilla, facilmente confusa con le fragole. Le somiglianze sono così marcate che è conosciuta anche come Cinquefoglia fragola-secca, a rimarcare che non farà nessun frutto succoso e profumato. I piccoli fiori, di colore bianco rosato, hanno corolle formate da cinque petali cuoriformi distanziati fra loro. I sepali esterni hanno base arrossata ed è visibile alla base dei petali. Gli stami centrali possono essere bianchi o di colore giallo aranciato e più che un disco formano una sorta di cono.

Le foglie lungamente picciolate, raccolte in rosette basali, sono divise in tre segmenti di forma variabile dall’ovale al rotondeggiante, con margine fortemente dentato che conta fino ad undici denti per elemento. Tutta la pianta è ricoperta da una morbida tomentosità che gli conferisce un aspetto vellutato e la rende piacevole al tatto. Fiorirà fino a maggio.


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