A cura di Alessandro Mesini (ig: @alex.mesini)
Poche piante sono strettamente legate ad un periodo dell’anno ben preciso quanto lo è il maggiociondolo. La fioritura, secondo l’andamento stagionale, può anticipare già alla fine d’aprile nelle fasce più basse salendo in quota con il passare dei giorni. Fra gli alberi da fiore nessun altro, anche tra quelli coltivati, può vantare una fioritura di un colore giallo così accesso. Può essere paragonato solo a quello delle ginestre che negli incolti e ai margini del bosco possono essergli compagne. Anche in termini assoluti nell’emisfero boreale rimane nell’olimpo dei grandi alberi da fiore dopo la robinia, regina indiscussa, e l’ippocastano.
Il maggiociondolo quando lo si incontra lungo il cammino, al margine del bosco o in una radura, è come l’inatteso rivelarsi di un segreto. Questo, come sempre, solo per chi ha il tempo di fermarsi ad osservarlo. Sotto la cupola dei suoi rami adorni di infiorescenze dorate immersi nel ronzio degli insetti pronubi, la luce filtra in modo irregolare perché la chioma seppur ben sviluppata e densa non è mai serrata. E’ l’incanto di un mese, di questo preciso momento, perché una volta sfiorito si confonde con gli altri alberi e solo un occhio attento lo sa riconoscere. L’effetto più che la descrizione può riportare agli antichi testi fatati dove botanica e mito si tenevano strettamente, e con gioia, per mano. Bellezza non priva di insidie: tutta la pianta del maggiociondolo contiene citisina, un alcaloide velenoso, e i semi sono i più pericolosi. E’ assolutamente vietato consumare anche i fiori, seppur simili nella forma a quelli della robinia.
La maggior parte dei soggetti assume l’aspetto di un arbusto elegante e come albero resta al di sotto dei 10 metri. Lo sviluppo in altezza è rapido, ma il tronco, che non raggiunge grossi diametri, cresce lentamente. Il fusto è molto ramificato e la corteccia fibrosa, verdastra e liscia nei soggetti giovani, si fessura longitudinalmente. Le foglie sono composte da un lungo rachide e tre foglioline di forma ellittica, intere, glabre nella pagina superiore, pelose in quella inferiore.
I fiori, con tipica corolla papilionacea, sono di uno splendido colore giallo, odorosi, con vessillo grande sono raccolti in grappoli penduli composti di un numero variabile di fiori, da 10 a 30.
In genere si parla di maggiociondolo senza entrare nel dettaglio della specie. Laburnum anagyroides, chiamato avorniello, che si trova dal piano fino alla collina, e quello alpino, Laburnum alpinum, che progressivamente sostituisce il primo dai 500 metri d’altitudine. Segno di riconoscimento sono le foglie che nel L. alpinum sono più strette e acute, glabre su entrambe le pagine.